Moto & Bici
Appunti di Viaggio

 

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Asia 2000

 


Partenza imprevista

Eccomi di nuovo in viaggio. Di nuovo in sella alla mia fedele motocicletta, di nuovo in direzione del misterioso oriente. E' per la terza volta infatti che parto per l'Asia. Nel '95 spinto dalla mia passione per la storia antica e l'archeologia ho visitato quasi tutta la
Turchia: Troia, Pergamo, Efeso, Priene, Afrodisia, Pamukkale, Termessos, Perge, Aspendos, Antiochia, il Nemrut Dagi, la Cappadocia, Hattusa, Ankara, Gordio, Bursa, Istanbul ed Edirne. Moto & Bici. Appunti di Viaggio. Viaggio in motocicletta: Asia 2000. Istanbul. Io, la mia moto, la mia tenda e la mia amaca.Il '99 è stata la volta dell'Iran: Tabris, Taq-i-Bustan, Isfahan, Pasargade, Naqsh-i-Rustam, Shiraz, Bam, con sconfinamento in Pakistan fino a Lahore a soli 30 km dall'India! Ed è proprio per percorrere quei 30 km che il 16 Agosto 2000 parto ancora una volta in direzione Est, non più spinto dalla passione archeologica o naturalistica ma per il puro piacere di andare, di seguire la strada, di scoprire cosa c'è dietro una curva o alla fine di una salita, di stringere la mano ad un nuovo amico, di correre verso l'orizzonte, di sentirmi nuovamente libero. E' una partenza desiderata ma non prevista. Rientrato dal Pakistan alla fine di Settembre del '99 ho iniziato a cercarmi un lavoro e dopo qualche mese di attesa sono riuscito a farmi selezionare per uno stage presso una società internazionale con una sede a pochi chilometri da casa. A fine stage la sorpresa: assunzione a Milano. Era la scusa che cercavo per partire, per riprendere di nuovo la strada, per completare un viaggio che sentivo semplicemente come sospeso. Durante i numerosi corsi seguiti durante lo stage, tra router, switch, IP, ISDN, CCNA e compagnia cantando, il mio pensiero, forse ancora libero, ritornava sempre a quei 30 km, quei soli 30 km dall'India e mi ripromettevo che appena si fosse presentata l'occasione di tornare laggiù, non l'avrei fatta scappare. Rinunciata all'importante occasione di crescita professionale, salutati gli amici dello stage (Daniele, Francesco il mio compagno di banco, Mara, Mauro, Nicola C., Nicola D., Paolo, Pasquale futuro professore, Roberto, in rigoroso ordine alfabetico!) ho iniziato una frenetica preparazione del viaggio. A fine Luglio dovevo sbrigarmi se volevo evitare la serrata agostana così, forte dell'esperienza pakistana, ho concentrato i miei sforzi sul fantomatico carnet de passages en douane.

Carnet e documenti vari

Il
carnet de passages en douane è un documento richiesto da molti stati extra europei per l'importazione temporanea di un veicolo. In pratica serve per evitare l'importazione di veicoli anche usati in quei paesi. Viene rilasciato dall'ACI, a cui mi sono rivolto, o dal Touring Club Italiano (non sono sicuro) dietro la presentazione di una fidejussione bancaria o assicurativa di valore pari a quello del veicolo nuovo, a differenza di altri paesi dove si fa giustamente riferimento al valore dell'usato. Per farla breve, all'ingresso in un paese in cui tale documento è richiesto vengono posti dei timbri su una pagina del carnet, una sorta di passaporto del veicolo in cui sono registrati tutti i suoi dati (numero del telaio, del motore, della targa, ecc.), e la stessa cosa avviene in uscita. Se tutto è in regola, al rientro in Italia riconsegnando il carnet si possono svincolare i soldi depositati a garanzia della fideiussione. Basta non avere il timbro di uscita, perdere una delle pagine del carnet, farsi fregare la moto nel paese in cui si è entrato, per rischiare di non vedere mai più i soldi. Mi ha dato una mano per la fideiussione il mio amico Gabriele, agente assicurativo e complice delle mie spedizioni in terre lontane. Rispolverato il modello della fideiussione assicurativa, completamente sconosciuto a banche ed assicurazioni varie, e gentilmente speditomi via fax l'anno prima dall'ACI di Roma, Gabriele muovendo le sue conoscenze nel ramo è riuscito a scovare una compagnia assicurativa specializzata in cauzioni, disposta a rilasciarmi la fideiussione ad un prezzo equo e senza necessità di deposito precauzionale. In pochi giorni pedalando (la moto era ferma senza assicurazione dal Pakistan) tra Aversa, Sant'Arpino e Napoli sono riuscito ad entrare in possesso del carnet il 7 Agosto. Il problema visti è stato risolto, almeno per ora, come nel '99. L'ambasciata iraniana non rilascia visti ai viaggiatori indipendenti e l'unica speranza è di ottenere un visto di transito in Turchia se si è in possesso del visto del paese verso cui si vuole transitare. Per tale motivo mi sono recato a Roma presso l'ambasciata del Pakistan che rilascia un visto turistico della durata di un mese e per un singolo ingresso in due giorni lavorativi. Al visto indiano avrei pensato al momento opportuno. Non essendo obbligatoria alcuna vaccinazione (e confidando inconsciamente in quelle somministratemi dai militari durante il mio unico mese di leva, Marzo '99) restavano da risolvere alcuni dettagli: l'assicurazione della moto e la patente internazionale. Per quest'ultimo avrei riutilizzato la patente usata l'anno prima sebbene scaduta (vale stranamente solo un anno), visto che nessuna polizia l'aveva mai richiesta. Per l'assicurazione la cosa era un pò più complicata. Ho sempre usato la motocicletta solo ed esclusivamente per viaggiare assicurandola strettamente per il tempo necessario a partire e ritornare. Anche per questo viaggio l'intenzione era la stessa ma Gabriele mi disse che con l'introduzione del sistema bonus/malus per le moto, non poteva più rilasciarmi un'assicurazione temporanea. Che fare? Pagare l'assicurazione della motocicletta, non valida in Nepal, per un anno conscio del fatto che mi sarebbe servita solamente per poche settimane, fino in Iran, ed eventualmente un altro giorno per andare a riprendere la moto in qualche porto o aeroporto italiano, se non me l'avessi fatta spedire fino a casa? Valutata forse con troppa sufficienza la situazione ho deciso di fare senza dato che con le oltre 800 mila lire del costo della polizza (per un 250 cc!!!) posso comprare un biglietto aereo per rientrare in Italia a fine viaggio.

Ricordo di una caduta

In un andirivieni continuo tra banche, assicurazioni, ACI ed ambasciate non ho avuto tempo di pensare alla motocicletta che da Gennaio, rientrata a casa dopo una spedizione in treno Lahore-Karachi, in nave Karachi-Singapore-Genova, in camion Genova-casa, ha riposato nel garage di un mio zio. E' ancora segnata dalla caduta subita in Turchia l'anno prima: una freccia rotta e un'ammaccatura sul faro anteriore.Moto & Bici. Appunti di Viaggio. Viaggio in motocicletta: Asia 2000. Bosforo, Turchia 1996. La mia moto. Stavo superando uno dei tanti Tir che sfrecciano sulle strade dell'est della Turchia in direzione dell'Iran, quando per evitare un mucchietto di pezzi di vetro, che difficilmente avrebbero procurato dei danni ai pneumatici, rischiai di venire risucchiato sotto le ruote del Tir che arrancava in salita in una nuvola di fumo nero. Sterzai improvvisamente per non fare la stessa fine del vetro di prima ma non potei evitare un duro abbraccio con la madre terra. Steso a terra con una scarpa incastrata sotto la moto, vedevo il Tir allontanarsi fortunatamente su per la salita, mentre il motore della moto ancora acceso aumentava di giri paurosamente a causa della mancanza di trazione. Istintivamente spensi il motore e solo allora mi resi conto di essere bloccato in mezzo alla strada. Impossibilitato a rialzare in tempi brevi la motocicletta che nel frattempo perdeva pericolosamente benzina dal tappo del serbatoio mi immaginavo schiacciato dalle ruote di qualche altro camion o peggio di finire come una torcia umana. Mentre ero perso nel pensiero della mia prematura scomparsa ecco arrivare in mio soccorso un giovane militare turco che vista la scena dalla sua postazione, pochi metri più in alto a fianco della strada, era sceso per aiutarmi. Sollevata la moto, con la stessa rapidità con cui era comparso il milite rientrò al suo posto. Fortunatamente molto spavento e pochi danni che, a distanza di un anno stanno lì a ricordarmi, ora che parto per un nuovo viaggio, di stare più attento!

Prima tappa: Brindisi

Gabriele mi accompagna o meglio mi scorta (senza assicurazione temo di fare dei brutti incontri) all'ingresso della superstrada dove si ferma per salutarmi. Il suo sguardo lascia intravedere una qualche nostalgia, nostalgia di quando, con poche lire in tasca ma con tanta voglia di viaggiare, senza preoccuparsi molto di vitto e alloggio si dileguava per poi riapparire dopo qualche settimana passata in qualche città italiana o europea . Vorrei che partisse con me, ma oggi che le lire sono aumentate, il lavoro e la famiglia gli impediscono di muoversi, e forse non solo questi. Con la promessa di spedirgli qualche cartolina (molte di più saranno le e-mail) lo saluto per iniziare finalmente questa nuova avventura. La moto, il carnet, la patente i bagagli, il passaporto (senza bollo annuale!), ed io? io come mi sento? Per la prima volta parto sereno. La partenza è sempre stato il mio punto debole in cui messo di fronte alla realtà del viaggio, non più sogno idillico, si manifestano tutti i timori e le perplessità sopite dall'entusiasmo quasi irrazionale della preparazione e dall'immaginazione senz'altro positiva di come sarà il viaggio. Forse sarà perchè ormai sono un veterano delle traversate asiatiche ma niente turba questa partenza nemmeno il fatto che sono per la prima volta senza assicurazione. Per evitare di essere pizzicato dalle forze dell'ordine ho progettato di viaggiare in questa prima tappa da S. Arpino (Ce) a Brindisi solo su superstrade e autostrade, quest'ultime quasi sempre evitate nei precedenti viaggi data la mia velocità di crociera di circa 80 km/h. Il traffico come sempre accede in questo periodo (vedi
Sicilia!) è scarso e posso distrarmi, mentre procedo placidamente sulla Napoli-Bari, a controllare il mio ingombrante bagaglio. Ho sistemato tutto in una grossa sacca di 100 litri, disposta lungo la sella del passeggero e il portapacchi posteriore, e uno zaino di 70 litri, posto sopra la sacca insieme a tenda e sacco a pelo. L'equipaggiamento è ricco e vario: magliette, mutande, calzini, mini amaca, materassino gonfiabile, libri (una decina), camere d'aria, qualche lampadina, chiavi, pinze, fornellino a benzina, pentolino, e decine di buste di cibo disidratato. Vegetariano dal rientro dalla Finlandia, ma idealmente da sempre, per evitare di fare la fame in paesi come Iran o Pakistan poco adatti alla mia dieta, mi sono opportunamente rifornito di una piccola scorta alimentare per ogni evenienza. L'insieme è stabile anche se sensibile al vento laterale, come avrò modo di verificare ampliamente in Beluchistan; il peso un pò eccessivo: più di quaranta chili misurati dalla bilancia dell'aeroporto di Kathmandu al rientro ma soprattutto dalle mie vertebre schiacciate con conseguente uso momentaneo di sedia a rotella! Dopo 400 km senza particolari emozioni eccezion fatta per l'avvistamento di una pattuglia della polizia di scorta ad un trasporto eccezionale raggiungo BrindisiMoto & Bici. Appunti di Viaggio. Viaggio in motocicletta: Asia 2000. Brindisi. Monumento ai marinai, fine della via appia. dove acquisto il biglietto (passaggio ponte) per il traghetto diretto a Igoumenitsa, Grecia. La zona del corso nei pressi del porto è come le altre volte affollata di turisti in attesa di imbarcarsi su una delle tante navi in partenza per la Grecia. La mia parte alle 21 così ne approfitto per cambiare qualche lira in dracme in un ufficio sul corso e per fare qualche spesa in un vicino supermercato molto frequentato dagli stranieri di passaggio. Un paio di ore prima della partenza mi reco al molo dove sul mio traghetto si vanno completando le operazioni di scarico passeggeri e mezzi dell'ultima traversata. Come per le altre volte le moto saranno imbarcate per ultime. Tra i vari motociclisti in attesa mi fermo a parlare con un olandese in viaggio con la sua compagna, su una grossa stradale perfettamente equipaggiata (non come la mia!). Loro sono diretti, tempo permettendo, in Turchia e la olandese (ho poca memoria per i nome) quando viene a conoscenza della mia meta dice al suo compagno, anche lui con le mie stesse fantasie, di starmi alla larga. Imbarcati camion, autobus e auto arriva finalmente, dopo quasi due ore, il turno delle due ruote. Parcheggiata la moto sul cavalletto centrale grazie all'aiuto del motociclista olandese, smonto tutti i bagagli e caricatili in spalla vado alla ricerca di un posto dove passare la notte. In altre occasioni , come in nord Europa, in Sicilia o Turchia, avevo lasciato moto e bagagli per qualche ora incustoditi mentre mi dedicavo alla visita di qualche città o monumento. Non fidandomi, come le altre volte, di lasciare il mio prezioso carico incustodito, trascino i suoi 40 chili e passa fino all'ultimo ponte della nave (tre piani!) dove mi sistemo in una zona riparata e coperta. Sono indeciso se tirare fuori materassino e pompa o collaudare la miniamaca nuova di zecca. Breve indecisione, valutazione dei pro e contro e la scelta cade sull'amaca, più che altro per la rapidità di montaggio. Tra le risatine iniziali dei pochi osservatori presenti, rannicchiati sulle poche sedie o semplicemente sdraiati a terra, e i loro commenti invidiosi finali in breve trovo una sistemazione quasi stabile all'amaca e la collaudo immediatamente. Uno dei punti a cui o fissato l'amaca inizia a cedere seppur lentamente e durante la notte arrivo a toccare con il sedere per terra. Ho troppo sonno per sistemare il tutto e dato che anche in questa posizione non si stà niente male rimedio con un cuscino gonfiabile posto al punto giusto. La prima tappa è ormai alle spalle. Partito senza assicurazione correndo il rischio di terminare anzi tempo questa nuova avventura, mi ritrovo adesso su un'amaca montata alla meno peggio su un traghetto diretto in Grecia. Il primo ostacolo è stato superato, penso ormai prossimo a varcare le soglie del regno di Morfeo.

Grecia: Le Meteore



I monasteri delle Meteore sorgono al centro della Grecia, dove il fiume Pinions emerge da un profondo canyon dell'altopiano del Pindo e si getta nella piana della Tessaglia, così recita un dèpliant turistico preso dal campeggio di Kalambaka, dove ho montato la tenda dopo soli 200 km percorsi in terra greca dal mio sbarco in mattinata nel porto di Igoumenitsa.Moto & Bici. Appunti di Viaggio. Viaggio in motocicletta: Asia 2000. Grecia: Le Meteore. Lungo la statale E92 che si inerpica dopo Ioannina fino ai 1700 metri s.l.m. in un paesaggio tipicamente alpino ho incontrato uno scooterista siciliano, intravisto la sera prima a Brindisi e notato per la fortuna con cui era riuscito ad imbarcarsi all'ultimo minuto evitando per altro la snervante attesa di due ore. Era diretto a Istanbul che avrebbe voluto raggiungere in serata. Gli ho detto che era praticamente impossibile o quasi visto che da Igoumenitsa a Istanbul sono circa 1200 km a cui bisognava aggiunge il tempo necessario a svolgere le formalità doganali alla frontiera. Nei precedenti viaggi ho sempre impiegato tre giorni per giungere ad Alessandropoli, 30 km dalla Turchia, preferendo passare la frontiera al mattino presto così da avere tempo abbastanza per raggiungere Istanbul o qualche altra città. Per una ragione o per un'altra non mi sono mai fermato a visitare il complesso delle Meteore pur transitando a pochi chilometri dai monasteri bizantini costruiti 600 anni fà su inaccessibili pinnacoli di roccia grigia modellati nel corso dei millenni dalla natura. Questa volta non ero disposto a rinunciare a tale spettacolo così, dopo un continuo salutarci e rincontrarci dovuto alla strada mai rettilinea, mi ero separato definitivamente dal siciliano nei pressi di Kalambaka. Sistemati tenda e bagagli in un campeggio, risalgo in moto e mi dirigo verso il complesso delle Meteore. Dei ventiquattro monasteri costruiti durante i secoli a partire dai primi insediamenti risalenti all'undicesimo secolo, solo cinque sono ancora abitati e facilmente accessibili attraverso una strada asfaltata e scale di infiniti gradini. Lo spettacolo che mi si presenta dopo poche curve è superbo. Il vento è l'acqua hanno modellato e scolpito una roccia grigia che dal verde della vegetazione si staglia verso il blu del cielo, e che la mano dell'uomo ha ulteriormente impreziosito, se mai c'è ne fosse stato il bisogno, con la sua arte. Mi arrampico sul primo pinnacolo con monastero che incontro per godermi la vista, che come sempre si dice in queste occasioni ripaga per lo sforzo fatto!

Visto iraniano

Sono in attesa del mio turno in un ufficio del consolato italiano ad Istanbul il cui arredamento è identico a quello degli uffici postali di qualche anno fà. In fila con me, degli studenti turchi di un istituto italiano aspettano il loro turno scambiando di tanto in tanto qualche parola con il carabiniere di guardia che è immerso nella lettura di un quotidiano locale. Moto & Bici. Appunti di Viaggio. Viaggio in motocicletta: Asia 2000. Turchia: Istanbul, Il corno d'oro.Sono arrivato ad Istanbul la domenica del 20 Agosto come previsto per poter essere al consolato iraniano il lunedì mattina primo giorno lavorativo della settimana. Avrò modo di ricordare da lì a qualche giorno, che non è così per gli iraniani. Avevo fatto lo stesso anche l'anno prima riuscendo ad ottenere un visto di transito di soli sette giorni, ma facilmente estendibile una volta in Iran, il giovedì mattina della stessa settimana. Questa volta le cose sono andate diversamente. Al consolato iraniano sono venuto a sapere che per ottenere il visto è necessaria una
lettera di presentazione da richiedere al proprio consolato (dove mi trovo adesso) e non bastasse bisogna aspettare due settimane prima di ottenerlo, sempre che venga concesso. Dall'impiegato al consolato italiano, dove finalmente arriva il mio turno, ricevo un'altra cattiva notizia. Si rilasciano lettere di presentazione solo agli italiani residenti in Turchia. Provo ad insistere facendo notare che agli altri stranieri con il mio stesso problema i rispettivi consolati avevano rilasciato tranquillamente la lettera. L'impiegato allora telefona al consolato iraniano per sapere se si può sostituire la lettera di presentazione con un autocertificazione: in pratica dovrei autopresentarmi. Niente da fare. Prova a chiamare il console per vedere se può fare una eccezione, ma non lo trova. In fine mi consiglia di ripassare il giorno dopo verso mezzogiorno; nel frattempo si metterà in contatto con il console per prospettargli il mio caso. Dopo un secondo tentativo quasi riuscito al consolato iraniano (avevo quasi convinto un altro impiegato a fare a meno della lettera di presentazione, ma l'intromissione di quello a cui mi ero rivolto in mattinata a fatto saltare tutto) e una multa per sosta sul marciapiede evitata facendo finta di non capire, ritorno mestamente al campeggio, abituale sistemazione durante i miei soggiorni ad Istanbul. Il campeggio situato nei pressi dell'aeroporto internazionale, è dotato di ogni confort è ben collegato al centro della città e nelle sue vicinanze vi è un iper centro commerciale dove poter far spese. Mi piazzo sulla mia amaca a leggere un libro su Alessandro Magno, penserò più tardi a come risolvere il problema visto Iran. Leggo dalla quarta di copertina: << Da oltre duemila anni Alessandro Magno rappresenta il mito dell'eroe che dall'Occidente alla Cina, ha alimentato un fiume di storie e racconti fantastici, che hanno contribuito a diffondere il modello leggendario imitato da Cesare e Augusto, da Luigi XIV e Napoleone. In tredici anni il giovane principe macedone distrugge l'impero persiano, assoggetta l'Egitto, la Siria e la Mesopotamia, è acclamato re dell'Asia, diventa il monarca più ricco e potente al mondo, intraprende una spedizione in India ai confini del globo che sembra sovraumana anche a chi lo venera come un dio, e a soli trentatre anni la morte lo consegna alla Storia >>. Certamente la mia spedizione non è minimamente paragonabile a quella di Alessandro Magno o di altre come quella di Marco Polo, ma forse il desiderio di conoscere, di sapere cosa c'è oltre l'orizzonte, in una certa misura le accomuna. Nel bel mezzo di una battaglia, il grido di guerra alalalalai dei soldati macedoni è soffocato dal rumore di una motocicletta di grossa cilindrata. Mi guardo attorno per vedere chi è: targa finlandese. Accenno ad un saluto, tiepida la risposta. Il finlandese vaga per qualche minuto in cerca di un posto e poi finalmente si piazza a una decina di metri da me.

Pekka

<<Ai primi rapidi movimenti d'attacco il nemico più temibile fuggì, colto da panico, dalla cima delle colline, atterrito dai movimenti disciplinati dei Macedoni e dall'urlo di guerra.>>, riprendo la lettura questa volta senza interruzioni per sospenderla quasi subito. Dal terrificante terremoto del '99 che ha colpito la Turchia occidentale e quasi raso al suolo la città di Izmit, il numero di stranieri in questo campeggio è calato sensibilmente rispetto alle presenze riscontrate nel '96, anno del mio primo viaggio in terra turca. Spinto quindi dalla curiosità di conoscere il nuovo ospite, che nel frattempo è riuscito a liberarsi dalla sua pesante armatura, vado incontro al finlandese.Moto & Bici. Appunti di Viaggio. Viaggio in motocicletta: Asia 2000. Pekka e la sua Honda. Si chiama Pekka e viene da un'anonima località sul golfo di Botnia, un centinaio di chilometri a sud di Vaasa. Nonostante la moto, non particolarmente adatta per i lunghi viaggi, alla quale ha montato due valige su un sostegno da lui stesso costruito, ha visitato quasi tutta l'Europa, spingendosi in un'occasione fino in Marrocco, l'equivalente di un viaggio a Capo Nord per me che vengo dall'Italia. La cosa che più mi sorprende, e che per i suoi viaggi a motivo del suo lavoro, ha a disposizione solo tre settimane, per cui non ha molto tempo per visitare i paesi attraversati. Per andare da Kaskinen, dove vive, ad Istanbul ha già bruciato due settimane attraverso l'Europa dell'Est, e domani sarà il suo secondo e ultimo giorno in terra turca. Chi tant e chi nient! mi verrebbe da dire pensando alla mia situazione, anche se poi ognuno fa le proprie scelte, che inevitabilmente finiranno per pesare sul proprio futuro. Io ho preferito il viaggio al lavoro, e quando lavorerò, non esiterò a licenziarmi se necessario, pur di riprendere la strada. Pekka è abbastanza stanco. Arriva diritto dalla Bulgaria e sembra mal sopportare il caldo. Visto che ha poco tempo e difficilmente riuscirebbe ad orizzontarsi in una città come Istanbul, neanche utilizzando la bussola che porta sulla borsa sopra il serbatoio, mi offro di accompagnarlo con la mia moto (non si fida ad usare la sua) in una rapida visita di quella che fu la capitale dell'impero romano d'oriente prima e di quello ottomano poi. In breve, il tempo di montare la tenda e fare una doccia, mi ritrovo alla guida della mia moto a far da cicerone al nuovo amico. Superato il sistema dei bastioni, eretto sotto Teodosio II nel 413, e che resistette sino al 1453 anno della conquista della città da parte dei turchi, puntiamo diritti alla meraviglia delle meraviglie, la gloria dell'impero bizantino, in altre parole la basilica di Santa Sofia. Voluta dall'imperatore Giustiniano, con l'intenzione di farne il più sontuoso edificio dall'epoca della Creazione, fu inaugurata nel 537. Parcheggio la moto di fronte alla basilica, che a quest'ora, siamo al tramonto, è chiusa, e conduco Pekka, che da buon nordico non lascia trapelare molto delle sue emozioni e non riesco a capire se sia o meno affascinato da tale visioni, verso la moschea Blu. La moschea, progettata da un allievo del Sinan, prende il nome dal colore delle oltre 20.000 piastrelle in ceramica di Iznik, nelle quali, tra il rosso, il bianco, il nero, il verde e il turchese predomina il blu. Lasciata la moschea passeggiamo ancora per qualche minuto sull'antistante spazio rettangolare dell'At-Meydani, sede dell'antico ippodromo di cui restano qualche traccia nelle colonne ed obelischi eretti dai vari imperatori nel corso dei secoli, prima di ritornare alla moto dove veniamo intercettati da due ragazzini che vogliono venderci una guida di Istanbul. Pekka è abbastanza infastidito dalla continua richiesta di soldi, che gli riporta alla mente i giorni del Marocco. Situazione comune a molti stranieri che arrivano addirittura ad indossare magliette con scritte del tipo: no money, no guide, etc. Come sempre accade, non mi riesce di essere scortese cosi inizio per gioco una trattativa sul prezzo della guida pur non essendo interessato nell'acquisto. Riesco dopo poco a portare il prezzo da 5 a 2 milioni di lire turche (meno di sette mila lire italiane), per me ancora troppo ma non per Pekka, che decide di comprare. Concluso l'affare, riprendiamo la via del campeggio dove ci concediamo un cena al locale ristorante: insalata per me, altro per Pekka.

Sumela

Piove ininterrottamente da diverse ore, è normale per la zona costiera del mar Nero e l'immediato retroterra, caratterizzato da una verdeggiante vegetazione, e la mia vecchia tenda, sistemata in uno pseudo campeggio a pochi chilometri dal monastero di Sumela, e che mi ha accompagnato in tutti i miei viaggi prima in bici e poi in motocicletta, lentamente ma inesorabilmente si va riempiendo di acqua. Moto & Bici. Appunti di Viaggio. Viaggio in motocicletta: Asia 2000. Turchia: Trabzon, Basilica di Santa Sofia.Per evitare di bagnare ulteriormente il sacco a pelo mi rannicchio il più possibile per allontanarmi dalla piccola pozza di acqua che si è formata in un angolo della tenda. Impresa titanica visto che sono alto più di 1.90 metri e la tenda e lunga solo 2 metri. Non riesco a dormire anche perchè ho un bisogno urgente di andare al bagno, ma con il diluvio che si è scatenato uscendo dalla tenda rischio di prendere più acqua di quella di cui mi voglio liberare. In attesa di un miglioramento climatico e avendo rinunciato al sonno, è quasi l'alba o almeno credo, l'orologio mi da conferma anche se sembra mezzanotte, ripenso agli ultimi giorni di viaggio che mi hanno portato in mezzo a questa tempesta. La mattina del 22 Agosto, dopo aver salutato l'amico Pekka, di cui o saputo avere un figlio, e con il quale mi ritroverò ad organizzare per via telematica una spedizione in Siberia per il 2002, sono tornato al consolato italiano speranzoso di ottenere la
lettera di presentazione da consegnare al consolato iraniano. Niente da fare! Il console non ha voluto fare eccezioni o meglio non si è voluto adeguare a quello che è un normale rapporto tra ambasciate come mi ha fatto notare l'addetto dell'ambasciata iraniana ad Ankara, raggiunta quest'ultima il tardi pomeriggio del 23 Agosto. L'anno prima, visto iraniano di transito (valido sette giorni) in tasca, avevo scelto di andare da Istanbul ad Erzican, lungo una strada secondaria passando per Amasya, patria di Strabone, evitando Ankara, già visitata nel '96. Scelta da Ataturk nel 1923 quale capitale della neonata repubblica turca, museo delle civiltà anatoliche a parte, Ankara non ha molto da offrire al visitatore e come dice la mia guida una giornata è sufficiente per la visita della città. Ottenuta questa volta la lettera (cosa è cambiato da Istanbul a qui? misteri italiani!), ho preferito non richiedere il visto all'ambasciata iraniana di Ankara, anche qui due settimane di attesa, e puntare tutto sul consolato iraniano di Erzurum (notizie trovate su Internet dicono che lì il visto venga rilasciato in giornata!), 330 chilometri dall'Iran. Moto & Bici. Appunti di Viaggio. Viaggio in motocicletta: Asia 2000. Turchia: Sumela, Il monastero.Hattusa, capitale dell'antico regno ittita, la fiabesca Cappadocia, il lago salato Tuz, Gordio, antica capitale della Frigia, famosa per il nodo gordiano che Alessandro Magno sciolse con un colpo solo di spada, tutti possibili luoghi del resto dove poter spendere le due settimane di attesa li ho già visitati nel '96 e nel campeggio statale di Ankara, economicissimo e ben tenuto, non ho ritrovato, fortunatamente per lui, lo studente egiziano di medicina incontrato quattro anni prima e che per tre mesi all'anno, per risparmiare, aveva come casa una tenda riempita per metà di voluminosi libri dell'università. Lasciata Ankara la mattina del venerdì 26 e supponendo che il consolato iraniano fosse chiuso il sabato e la domenica mi sono diretto verso le coste del mar Nero per visitare presso Trabzon, la basilica di Santa Sofia costruita a tre navate intorno al 1200, e ammirata ieri nel pomeriggio in una insolita giornata di sole, e una cinquantina di chilometri a sud di quest'ultima, il monastero di Sumela. Riassumo dalla guida: <<secondo la tradizione, il monastero fu fondato da due monaci ateniesi, Barnaba e Sofronio, venuti dalla Calcidica con un'icona della Vergine attribuita a San Luca. Il nome turco con cui è noto il monastero oggi è appunto Meryemana (Maria Madre) Manastiri. Il monastero sorge in un luogo eccezionale per lo scenario naturale circostante. Abbaribicato su di un dirupo, appare dalla valle come sospeso tra cielo e terra. La spettacolarità della situazione è accentuata dalla cornice delle montagne della catena pontica e dalla valle dell'Altindere, un aspro paesaggio che ha accompagnato per quindici secoli la vita dei monaci>>. Finalmente ha smesso di piovere e ne approfitto, nonostante siano appena le sei del mattino, per smontare la tenda e sistemare i bagagli sulla moto. Fa un freddo polare, ma dopo la pioggia, la notte insonne e il pensiero del visto per l'Iran, ho proprio bisogno di un luogo dove rinfrancare lo spirito: Sumela arrivo!

Erzurum

Nel mio primo viaggio in Turchia (1996) condizionato dai racconti di un anziano italiano incontrato in un campeggio di Alessandropoli (Grecia) ed esperto di cose turche avendo vissuto per molti anni in questo paese, evitai di visitare la parte orientale della Turchia considerata poco sicura a causa dei continui scontri tra esercito turco e guerriglieri curdi. Moto & Bici. Appunti di Viaggio. Viaggio in motocicletta: Asia 2000. Turchia: Erzurum, Cifte Minare Medresesi.Mi ero spinto al massimo fino al Nemrut Dagi per ammirare la tomba di Antioco I, confortato dalle parole di un viaggiatore italiano che con la sua vecchia Fiat Uno era giunto fin lì ed oltre senza incontrare particolari problemi. All'ambasciata Italiana di Ankara, pochi giorni fà, mi hanno addirittura fatto firmare un foglio dove dichiaravo di essere a conoscenza dei pericoli a cui sarei andato in contro recandomi verso il confine con l'Iran. Quattro anni fà, leggendo tale foglio avrei girato la moto e sarei tornato mestamente indietro, ma alla mia terza visita in Turchia mi sento un pò come a casa in questo paese. E poi dopo l'esperienza pakistana chi mi ferma più? Paradossalmente più di una guerra, un'alluvione, un camion impazzito, un'aggressione, una foratura o quant'altro temo la burocrazia: visti, timbri e documenti vari. Dopo quasi due settimane di viaggio sono ancora senza visto per l'Iran e dopo Istanbul ed Ankara proverò al consolato iraniano di Erzurum, città che raggiungo il 27 Agosto dopo quasi 3000 km dalla partenza di questo viaggio. Antica e animata città carovaniera, Erzurum sorge a quasi 2000 metri d'altidudine. Vi ero già stato nel '99 anche se solo per pochi minuti giusto il tempo di fare una telefonata a casa. Arrivavo da Erzican dove avevo conosciuto un giovane olandese in viaggio con la sua bicicletta verso l'India. Nei chilometri percorsi insieme verso Erzican mi tornarono alla mente i miei viaggi fatti in bici. Pensavo che il mondo fosse troppo grande per girarlo in bicicletta ma DJ (questo il nome dell'olandese volante) e più di lui un giapponese, che sta girando il mondo a piedi e che incontrerò in Pakistan tra qualche settimana, mi hanno fatto cambiare idea. Mi sistemo all'hotel Gülen nei pressi del capolinea degli autobus. Tiro giù dalla moto solo lo zaino e la parcheggio nel retro bottega del negozio di elettrodomestici e divani situato al piano terra dell'edificio che ospita l'albergo. Zaino in spalle salgo le ripide e strette scale fino al terzo piano dove si trova la mia camera. Moto & Bici. Appunti di Viaggio. Viaggio in motocicletta: Asia 2000. Turchia: Erzurum, Cifte Minare Medresesi.La porta di una delle altre stanze che danno sul piccolo pianerottolo è aperta. Due uomini stanno riposando sui rispettivi letti mentre un terzo seduto, capelli lunghi e scuri come la sua pelle, piedi deformi e sguardo spento, forse si è appena svegliato o almeno lo spero, osserva il mio arrivo. La prima impressione è tutt'altro che positiva e mentre già mi immagino derubato di tutto nel cuore della notte dal grande capo (somiglia proprio ad un indiano d'america) e dai suoi uomini, lui mi saluta in tedesco. Provo a rispondere mettendo insieme le poche parole che conosco di questa lingua a me oscura e mi avvicino timoroso e incuriosito a Grande Capo. Coskun, questo il suo nome, è un imprenditore edile (e chi l'avrebbe mai detto!) di Adana ed è qui con i suoi uomini, Ali e Mehmet, più alcuni operai in un'altra stanza , per costruire un capannone fuori città. I lavori sono fermi da sei giorni in attesa che un treno, non si sa ancora quando, porti i materiali necessari al completamento dell'opera. Grande Capo è ridotto un pò male. Credo che abbia subito un incidente, forse su qualche cantiere, che gli impedisce quasi di girare la testa e di piegare la schiena. Lui sono sei giorni che riposa, mentre io sono reduce da una notte insonne passata ad arginare l'acqua che lentamente invadeva la mia tenda, e gli effetti cominciano a farsi sentire. Saluto Grande Capo e la sua tribù e dopo una veloce doccia mi infilo sotto delle spesse coperte deciso a rifarmi con gli interessi del sonno arretrato. Fortunatamente Grande Capo non è quello che credevo altrimenti con il sonno che mi ritrovo avrebbe avuto gioco facile e non credo che la cavalleria sarebbe venuta in mio soccorso, anche perchè io ho sempre tifato per gli indiani! Buonanotte, pardon, augh Grande Capo.

Çay

Seduto in una piccola locanda a pochi metri dall'albergo in compagnia di Grande Capo, Mehmet e Alì, traccio divertito su dei pezzi di carta dei ritratti di quest'ultimo, il quale cerca di nascondersi la faccia tra le mani. Stupisce, osservando il suo atteggiamento quasi infantile, sapere che ha solo 30 anni e una moglie e cinque figli a casa che lo aspettano. Grande Capo ordina altro çay (tè). Il çay divenne bevanda nazionale quando, crollato l'impero ottomano, il costo del caffè importato dall'Arabia, lievitò enormemente rispetto al tè coltivato in casa sulle costa del Mar Nero. Moto & Bici. Appunti di Viaggio. Viaggio in motocicletta: Asia 2000. Turchia: Erzurum, Yakutiye Medresesi.In questi tre giorni passati ad Erzurum in loro compagnia, in attesa del visto iraniano rilasciatomi oggi, ne avrò bevuto un centinaio di bicchieri. Grande Capo non perde tempo e appena arriva il tè mi riempie subito il bicchiere. Stringendo una zolletta di zucchero tra i denti, come si usa qui a Erzurum, sorseggio il mio çay bollente mentre mostro orgoglioso il visto per l'Iran a Grande Capo. In due soli giorni il consolato iraniano mi ha rilasciato un visto turistico valido 18 giorni andando addirittura oltre le mie stesse richieste. Avevo esplicitamente insistito per un visto di transito del costo di 30 Euro, che seppur valido solo una settimana è facilmente estendibile una volta in Iran. L'addetto al consolato stranamente ha preferito darmi un visto turistico, che dovrebbe essere rilasciato solo presentando particolari referenze, più caro di quello di transito di 20 Euro. Pagando qualcosa in più avrei potuto ottenere il visto addirittura in poche ore, alla faccia delle due settimane di attesa prospettatemi dagli uffici consolari di Istanbul ed Ankara, ma è stato meglio riposare qualche giorno qui ad Erzurum in compagnia di Grande Capo. Tra cambio d'olio, bucati, visite al cantiere, passeggiate, cene, internet cafè ed altro non mi sono quasi reso conto di essere entrato nella terza settimana di viaggio. Finalmente posso guardare con ottimismo al prosieguo di questa avventura, almeno fino in Pakistan dove si ripresenterà il problema visto, in cui l'incognita non sarà più l'Iran ma l'India. Grande Capo osserva con diffidenza la pagina con il visto della Repubblica Islamica dell'Iran, e accenna a qualcosa in relazione al fatto che tra pochi giorni non avrei più potuto bere alcolici e alla condizione delle donne, uno dei suoi soggetti di conversazione preferiti, in quel paese. Gli ricordo, mentre presto soccorso ad una mosca che ha deciso di suicidarsi nel mio bicchiere di tè, che non ne soffrirò particolarmente, tanto sono astemio e la situazione delle donne non è poi così drammatica.

Sharmin

Nel '99 mentre mi trovavo a Shiraz, ebbi modo di conoscere Sharmin, una giovane ragazza curda in vacanza con la sua famiglia in quella città della provincia del Fars. Stavo lubrificando la catena della mia moto, operazione quasi quotidiana, quando mi accorsi che qualcuno mi osservava con particolare interesse. Trovai conferma alla mia sensazione quando fui letteralmente bloccato dal gestore dell'hotel mentre stavo salendo verso la mia stanza. Fu in quel momento che scoprii che la giovane ragazza, dagli occhi incantatori di un magnifico celeste, altri non era che sua nipote. Stringeva tra le mani uno di quei libri scritti per insegnare l'inglese essenziale e ardeva dal desiderio di far pratica con uno straniero. Restai per un paio d'ore a conversare più con lo zio, che l'inglese lo conosceva bene avendo lavorato molto all'estero, che con la nipote la quale esibiva discretamente la sua superba e infantile bellezza in parte celata dal velo, che ripetutamente fingeva di sistemare per mostrare i capelli. Avevo avuto già occasione di parlare ad una ragazza iraniana mentre mi trovavo a Tabris, ma dopo un pò la conversazione fu bruscamente interrotta da un passante e la ragazza fu costretta ad andarsene. Con Sharmin le cose andavano diversamente e ad un certo punto fui io a sottrarmi ad una passeggiata per i vicoli del Bazaar in sua compagnia: temevo di finire in una situazione poco piacevole del tipo incontro con parenti e minacce di matrimonio. Per poco non mi prese un colpo quando me la ritrovai in camera accompagnata dalla sorella. Avevo ordinato del tè e con la complicità dello zio era venuta lei a portarmelo. Grande Capo sorride. Anche per lui che convive con una colombiana, la parola matrimonio non ha un bel suono.

Dogubayazit

Esistono dei luoghi al mondo lungo le principali vie di comunicazione o in vicinanza di una qualche attrazione artistica o naturalistica, dove finiscono per gravitare i viaggiatori di passaggio. Sia che si trovino immersi in un oasi in pieno deserto, come a Bam, o in una valle di montagna, come a Hunza, lì si respira sempre la stessa atmosfera familiare che fa sentire il viaggiatore a casa. Uno di questi è il Murat Camping. Moderno caravanserraglio sorge su un pianoro ai lati della ripida salita che porta dell'Ishak Pasa Sarayi, unica attrazione di Dogubayazit città situtata su un altopiano a 2000 m di quota, 60 km dall'Iran, dominato dalla mole dell'Ararat (5122 m), la cui vetta è perennemente innevata. Moto & Bici. Appunti di Viaggio. Viaggio in motocicletta: Asia 2000. Turchia: Monte Ararat (5122 m).Ero già stato a Dogubayazit nel '99. Arrivai in città a termine di una giornata molto movimentata, segnata dalla mia unica
caduta dalla moto a cui si aggiunsero una cinquantina di chilometri di strada non asfaltata per lavori in corso. Il risultato fu che per percorrere i 500 km che separano Erzican, da dove ero partito dopo aver salutato DJ, da Dogubayazit, impiegai più del previsto e fui costretto a guidare nella più completa oscurità, causa la rottura della lampadina del faro anteriore. Fortunatamente la guida notturna in Turchia non è pericolosa quanto quella in altri paesi, come avrò modo di sperimentare in Pakistan, ma nelle zone di confine con il Kurdistan (chissà se mai esisterà un tale stato) il pericolo maggiore non viene dalla strada ma dai militari. Sono frequenti lungo le strade posti di blocco permanenti, spesso trasformati in veri e propri fortini, con tanto di mura di sacchi di sabbia dalle quali sbucano minacciosi mitragliatori o peggio si intravedono le tristi sagome dei carri armati. La mia preoccupazione, a parte quella di finire in una buca o peggio di investire qualche animale, era proprio quella di rischiare di non fermarmi all'alt di un militare con conseguenze ben immaginabili. Nonostante la caduta, i lavori in corso, un ginocchio sempre più dolorante e i militari, riuscì ad arrivare a Dogubayazit dove venni catturato letteralmente dal proprietario di un albergo. Completamente imbiancato dai chilometri di sterrato e sensibilmente provato dalla lunga giornata ero una fin troppo facile preda, anche se non mi arresi immediatamente riuscendo ad ottenere dopo una breve contrattazione uno sconto del 50 per cento. Questa volta i chilometri percorsi, essendo partito da Erzurum, sono stati solo 300 e raggiungo Dogubayazit nel primo pomeriggio. Compro qualcosa da mangiare e mi dirigo rapidamente al Murat Camping. Moto & Bici. Appunti di Viaggio. Viaggio in motocicletta: Asia 2000. Dogubayazit, Ishak Pasa Sarayi.Gli ospiti di quello che non si può definire ne un campeggio, non c'è una vera piazzola dove montare la tenda, ne un albergo, solo dormitori con materassi sul pavimento e bagno in un altro edificio in costruzione, sono tra i più vari: una coppia di giovani ragazzi inglesi, una italiana, dei cecoslovacchi, un australiano, una greca e un americano. Una improvvisa grandinata li ha spinti tutti me compreso, dopo aver smontato in tutta fretta tenda e amaca a cui faticosamente avevo trovato una sistemazione, in una grande stanza che funge reception, hall, sala pranzo di questo indecifrabile camping. Aspettando che spiova, dò un'occhiata alle molte fotografie appese alle pareti, di viaggiatori transitati in questo posto, cercando allo stesso tempo di evitare l'acqua che scende giù dal soffitto attraverso vistose infiltrazioni. Mi fa compagnia Elioth, un ragazzo inglese, in viaggio con la sua compagna Sandra e la loro multicolore Citroen 2 CV vecchia di decenni. Sono partiti dall'Inghilterra a Giungo e dopo 12000 km percorsi attraverso Francia, Italia, Est Europa, sono da un mese in Turchia. La loro meta finale è la Nuova Zelanda. Improvvisamente un curdo che si guadagna da vivere accompagnando con un pulmino i viaggiatori dalla frontiera con l'Iran al campeggio e viceversa, con gli occhi stralunati, saprò solo più tardi che i militari turchi gli hanno sterminato la famiglia, mi saluta come se ci conoscessimo da anni. Si ricorda di me, avendomi notato l'anno prima alla frontiera in una situazione per me a dir poco tragicomica.

Frontiere

Dopo una giornata passata a rimettere in sesto la moto dopo la
caduta subita il giorno prima e a ripulire i vestiti dalla polvere dello sterrato, ero partito la mattina presto, ginocchio ancora dolorante, sfidando l'aria fredda dei 2000 metri di Dogubayazit, per poter essere alla frontiera tra Turchia e Iran alle 9, ora di apertura di quella turca. Quella iraniana, dato il fuso orario avrebbe aperto dopo un'ora e mezza. Superato l'ennesimo posto di blocco dei militari raggiunsi l'inizio della frontiera turca annunciata da una interminabile fila di tir in attesa di varcare il confine. Dei poliziotti dopo aver controllato e timbrato il passaporto mi indicarono una piccola costruzione bianca posta a sinistra subito entrato in frontiera. Non capii bene che cosa avrei dovuto fare lì, e questo fu all'origine dei miei guai. L'ufficio dove avrebbero dovuto controllarmi il carnet e rilasciarmi un foglio chiamato Lapsalta, era vuoto. Moto & Bici. Appunti di Viaggio. Viaggio in motocicletta: Asia 2000. Turchia: Ataturk.Aspettai qualche minuto ma non vidi arrivare nessuno. Tornai allora dai poliziotti di prima chiedendo cosa fare e loro, credendo che avessi preso il Lapsalta, mi dissero di andare all'ufficio immigrazione, tre chilometri più avanti. Un centinaio di tir più in là, raggiunsi gli uffici dell'immigrazione davanti ai quali parcheggiai moto e bagagli. Passaporto alla mano mi misi in coda in attesa del secondo timbro di uscita. Giunto il mio turno, il poliziotto allo sportello vedendo il mio casco, mi chiese il Lapsalta, ed io non sapendo di che cosa parlasse gli mostrai il carnet. Alle insistenze del poliziotto risposi che quello era l'unico documento riguardante la moto che avevo. Timbrato il passaporto, il poliziotto mi indicò allora una porta di ferro marrone chiusa con un lucchetto. Mi disse di aspettare li, qualcuno sarebbe venuto ad aprire. L'ennesimo poliziotto, conteggiati i timbri sul passaporto, aprì la pesante porta il tempo strettamente necessario a far passare me, altri viaggiatori, tra cui gli immancabili giapponesi, e degli iraniani. Mi ritrovai in una stanza che per metà era in Turchia e per metà in Iran: di fronte a me un ritratto di Khomeini, dietro di me uno di Atatürk. Moto & Bici. Appunti di Viaggio. Viaggio in motocicletta: Asia 2000. Iran: Khomeini.Una linea rossa tracciata sul pavimento segnava il confine tra i due stati, confine che in quei pochi metri quadrati chiusi della stanza era paradossalmente aperto. L'Iran però, quello vero, doveva ancora attendere. Dopo un'altra fila, e non so quanti minuti di attesa, per il controllo del passaporto questa volta da parte dei funzionari iraniani, riuscii finalmente ad uscire dalla stanza e a rivedere la mia moto. E fu allora che mi accorsi della situazione assurda in cui mi ero cacciato: io mi trovavo in Iran e la mia moto era ad una decina di metri da me in Turchia. Cercai di riprendere possesso della moto ma un giovanissimo soldato iraniano mi fece capire esplicitamente, battendo con la mano destra sul suo fucile, che se avessi oltrepassato il confine non avrebbe esitato a spararmi. D'altronde, anche se mi avesse fatto passare non potevo semplicemente mettermi in sella e attraversare il confine. In Turchia, anche se il carnet non è richiesto, i veicoli vengono comunque registrati in ingresso e in uscita dal paese, ed io l'ho sapevo bene visto che già vi ero stato nel '96, ma una serie di malintesi mi aveva portato a quella situazione tragicomica. Rientrare in Turchia non era un problema, il mio visto consentiva ingressi multipli, non altrettanto quello dell'Iran. Fortunatamente i funzionari delle due dogane riuscirono a trovare un accordo: potevo rientrare in Turchia attraverso la stessa stanza da cui ne ero uscito. Dopo essere passato decine di volte tra Turchia e Iran (mi bastava superare la linea rossa) in attesa che un poliziotto riaprisse la porta per farmi rientrare in Turchia, dovetti rimontare in moto e ritornare all'inizio della frontiera per prendere il Lapsalta. Alla fine, dopo un ultimo timbro sul passaporto e il pagamento senza obiezione di una tangente, dopo tutto il tempo perso non avevo proprio intenzione di stare a discutere, riuscii finalmente ad entrare in Iran in sella alla mia moto.

Yazd: Le torri del vento

Sono trascorsi 22 giorni da quando sono partito per questo terzo viaggio in Asia e per la seconda volta, dopo quasi 6000 km, mi fermo nell'oasi di Bam nel parte sud del Dasht-i-Lut, "Deserto della Polvere", un centinaio di km dal confine afgano e pakistano. Alessandro Magno al suo ritorno dall'India passò più a sud, nel deserto del Makran un posto assolutamente da evitare. Morirono più della metà degli uomini che lo seguirono nella folle impresa di attraversare uno dei più aridi deserti della Terra. Moto & Bici. Appunti di Viaggio. Viaggio in motocicletta: Asia 2000. Iran: Yazd, La moschea del venerdì.Io fortunatamente, ho raggiunto indenne Bam dopo circa 1500 km di deserto, prima rasentando il Dascht-I-Kavir, "Deserto di Sale", e poi il Dasht-i-Lut, fermandomi per più di un giorno solo a Yazd, patrimonio dell'umanità secondo l'UNESCO, avendo visitato le principali attrattive di questo magnifico paese nel '99. A Yazd ho anche avuto modo di riprendere i contatti con il resto del mondo grazie ad un internet cafè, dove tra un email e l'altra, ho faticato non poco a persuadere un giovane studente iraniano che voleva convincermi equazioni alla mano della sua personale teoria sulla funzione delle torri del vento. Secondo lui le torri del vento servivano, spero che dopo la mia dimostrazione abbia cambiato idea, per raffreddare l'acqua contenuta in una cisterna alla base della torre stessa, sfruttando i venti caldi che spirano costantemente nel deserto, che dopo un gioco di depressioni(?) avrebbero dovuto diminuire la loro temperatura. Anche se lui cercava di sostenere la sua teoria con la forza di equazioni, c'erano troppe cose che non quadravano così il giorno dopo, mentre andavo in giro per il labirinto di vicoli della città vecchia in compagnia di due svizzeri e un belga, osservando diverse torri del vento e visitando la cisterna posta al disotto della mosche del venerdì, mi sono fatto una idea sulla vera funzione di quelle torri. In questa come in altre parti dell'Iran, l'acqua, dopo aver viaggiato per decine di chilometri in canali sotterranei denominati qanat, viene raccolta in cisterne a diversi metri di profondità. In queste condizioni l'acqua si mantiene naturalmente fresca, non viene certo raffreddata dai venti caldi del deserto anzi avviene esattamente il contrario. Il vento soffiando in una direzione pressochè costante, entra dalla parte superiore della torre, scende giù fino a lambire la superficie dell'acqua, cede ad essa parte del suo calore raffreddandosi per poi poi risalire, dalla parte opposta, rinfrescando le stanze attraversate. In pratica le torri del vento non sono altro che degli enormi condizionatori d'aria. Ritornato all'internet cafè, la discussione con l'iraniano, mediatore un giramondo francese, è proseguita per diverse ore con pochi apprezzabili segni di convincimento del giovane studente.

Bam

Sono partito verso le 6 del mattino da Yazd per percorrere in tutta fretta i circa 600 km fino a Bam, evitando così di guidare nelle ore più calde della giornata. Esistono a Bam due ottime Guest House una gestita da Mr. Alì, l'altra da Mr. Akbar, che si contendono i pochi visitatori in transito in questa remota località dell'Iran.Moto & Bici. Appunti di Viaggio. Viaggio in motocicletta: Asia 2000. Iran: Bam, La cittadella. Fa la loro fortuna la splendida cittadella medioevale interamente costruita in mattoni di argilla ricoperti di fango. Non è facile orientarsi tra le larghe e lunghe strade di Bam, tutte uguali tra di loro, così chiedo indicazioni per raggiungere la Guest House di Mr. Akbar, ad un anziano iraniano in sella ad un ciclomotore . Mr. Alì di cui sono stato ospite nel '99 è quasi sempre in strada a caccia di viaggiatori e anche se il suo servizio è eccellente voglio provare l'ospitalità di Mr. Akbar di cui ho sentito parlar molto bene dagli altri viaggiatori. Passato indenne a pochi metri dalla zona di caccia di Mr. Alì raggiungo guidato dall'anziano iraniano la strada dove si trova la casa di Mr. Akbar; fatico un poco nel riconoscere in una scritta sbiadita dal sole l'insegna della Guest House, posta sul muro vicino al pesante cancello di ferro dell'ingresso. È tutto chiuso e sapendo che Mr. Akbar aveva avuto in passato dei problemi con il ministero del Turismo che gli aveva proibito di ospitare stranieri a pagamento in casa sua, temo che nessuno venga ad aprire. Fortunatamente dopo qualche minuto di attesa il cancello si apre.

Mr. Akbar vs Mr. Alì

Mi da il benvenuto il giovane figlio di Mr. Akbar.Suo padre si trova ancora presso la locale scuola dove insegna inglese. Parcheggio la moto nello spazioso cortile che si apre dietro il cancello e mi precipito al fresco della sala di aspetto. Le prime impressioni che ricavo sulla guest house sono positive e l'atmosfera che vi si respira è molto più familiare di quella che si percepiva da Mr. Alì un pò troppo preso dagli affari: ricordo, con dispiacere, che per il parcheggio della moto, sua moglie che, unico punto a suo vantaggio, cucinava benissimo, pretese una offerta spontanea. Akbar junior mi mostra subito il dormitorio: un altro punto a suo favore. Mr. Alì mi mollò subito una doppia e a due svedesi arrivati a tarda notte, rifilò una tripla dicendo che il dormitorio era pieno. Niente di più falso visto che dei sette letti solo uno era occupato e così d'accordo con i due nordici mi trasferii nella loro tripla.


"A quanti hanno resistito nella lettura di queste pagine, praticamente quasi nessuno, e sono giunti sino a qui vanno le mie scuse per l'impossibilità di completare il racconto. In sintesi dopo aver attraversato il deserto del Belucistan ho poi raggiunto Lahore in preda ad una forte febbre rioltsi il giorno dopo quando al mattino presto ho proseguito per Islamad dove ho fatto richiesta per il visto indiano. Nell'attesa mi sono spinto fino al confine cinese agli oltre 4700 metri del Kunjurupp Pass. Durante questa escursione di qualche migliaio di chilometeri , mi sono ferito ad una mano in un Bar afgano (incontro ravvicinato con le pale di un ventilatore) e fortunatamente ho incontrato un medico australiano in moto che mi ha disinfettato la ferita e somministrato alcuni antibiotici. Ritornato a Islamabad il giorno dopo un sanguinoso attentato, visto indiano sul passaporto sono tornato a Lahore giusto in tempo per fare la conoscenza di un folle giapponese intenzionato a raggiungere l'Europa a piedi spingendo un carrello simile a quelli che si trovano nelle nostre stazioni. Non mi riesce di concludere questa mia sintesi come vorrei così concludo qui questo travagliato racconto. Preciso solo che dopo Lahore ho viaggiato nell'India del Nord attraverso le città di Amritsa, dove ho dormito e mangiato gratis nel Tempio d'oro, Delhi, Agra, Benares per poi salire su in Nepal fino a Kathmandu."


 

 

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