Calabria 1991
E' la mattina di un
giorno di fine luglio quando parto alla volta della
Calabria. Ho rinunciato a sostenere l'orale di chimica (
a quel tempo ero iscritto al primo anno di ingegneria
aeronautica) per iniziare quest'avventura sognata nelle
lunghe giornate passate a studiare.
I miei hanno
affittato una casa in Calabria e ho deciso di andare fin
li pedalando. La bicicletta con la quale mi sono
preparato nelle domeniche dei mesi passati è pronta a
seguirmi in questa piccola impresa. Due sacche sul
portapacchi posteriore, con dentro poche cose, una tenda,
un sacco a pelo e uno zainetto sono tutto il mio bagaglio.
Come mia abitudine parto la mattina presto. Siamo in
piena estate e vorrei evitare di pedalare nelle ore più
calde della giornata. Da casa mia a Paestum non ci sono
grossi dislivelli, mi aspetta dunque una tappa
relativamente facile. Unico inconveniente è dato dall'attraversamento
della parte orientale di Napoli e della sua provincia,
fortemente urbanizzati e con un traffico automobilistico
insopportabile in particolare per chi come me, e siamo
veramente pochi, va in bicicletta. Non ho dormito molto e
l'aria fresca del mattino aiuta a risvegliarmi. Partire
da soli anche se per un viaggio di pochi giorni non è
per me facile. Una strana sensazione di paura e di
inquietudine mi accompagna per i primi chilometri,
sensazione che mi farà compagnia anche nei i miei viaggi successivi e che riuscirò a dominare
solo dal mio viaggio in Asia. Da Grumo Nevano dove vivo proseguo per
Casandrino e Arzano e da qui arrivo rapidamente a Napoli.
Evito via Calata Capodichino, in pavè, e scendendo per
la Doganella, mi ritrovo di fronte all'ex albergo dei
poveri ora in un completo stato di abbandono. Cerco una
rapida fuga alla morsa del traffico, che anche se caotico
non è minimamente confrontabile con quello che incontrerò
in India, e passando di fronte alla stazione
centrale mi ritrovo in breve sulla strada per Portici. La
situazione a dispetto del nome della strada, miglio d'oro,
non migliora affatto. Quella che un tempo era una
sequenza di sontuose ville con giardini e discese private
sulle spiagge del golfo di Napoli, si è trasformata in
una interminabile teoria di condomini. Senza soluzione di
continuità le case troppe volte abusive si estendono fin
sotto, e molto spesso oltre, le pendici del Vesuvio.
Portici, San Giorgio a Cremano o Torre del Greco
contendono ad Hong Kong il poco invidiabile primato di
città a più alta densità abitativa del mondo. Da
Scafati in poi le cose migliorano sensibilmente. Si passa
nella provincia di Salerno, città in rinascita
dove mi concedo una piccola pausa di un paio d'ore.
Visito il duomo normanno del 1080 e la villa comunale. Riprendo
il mio viaggio e attraverso la piana Battipaglia.
Pedalo tra una fitta pineta e una serie di campi
coltivati a carciofi. Questa è una delle due zone di
produzione della mozzarella di bufala campana. L'altra, Aversa e dintorni,
è a pochi km da casa mia. E'
pomeriggio inoltrato quando il mio ciclocomputer segna
100 km. Monto la tenda in un campeggio a un paio di km da
Paestum. Ho fame! il panino mangiato a Salerno
è
digerito da un pezzo. Vicino al campeggio c'è un
ristorante e ne approfitto per rimediare. Finito
il rifornimento ritorno alla tenda e stanco mi
infilo nel sacco a pelo con il sole a pochi gradi dall'orizzonte.
E' stata una giornata intensa. Quella strana
sensazione che mi aveva accompagnato nelle prime pedalate
della mattina si è rifatta viva. Ted Simon un
motociclista che ha girato il mondo per quattro anni
sulla sua moto ha scritto che una volta imparato a
viaggiare bisogna riuscire, ma questo è più difficile,
a fermarsi. Io sono ancora alla fase di studio
e ne percorrerò di km prima di imparare! Mi sveglio che è l'alba.
La mia prima notte in tenda è stata piacevole. Nei miei
viaggi successivi porterò sempre una tenda anche se poi la utilizzerò sempre di meno, sia perchè non
è facile in alcuni paesi trovare campeggi
sia perchè il costo di una notte in albergo è
molto concorrenziale! Ad Hunza in Pakistan per un posto
letto in un dormitorio pagherò solo 1 euro! Smonto la
tenda, carico la bicicletta e mi dirigo verso Paestum, uno dei più importanti centri archeologici d'Italia.
I suoi templi, in particolare quello di Nettuno
considerato l'esempio più perfetto dell'architettura
dorica in Italia e in Grecia, meritano una visita.
Riprendo il viaggio verso sud. Ho deciso di non seguire
la costa fino a Marina di Ascea, ma di tagliare per
l'interno verso Vallo della Lucania. La scelta si rivela
subito errata. La strada dopo Paestum inzia a
salire, e la salita continua fino ai 410 metri di
Prignano. Mi rendo conto dalle prime pedalate che sarà
un vero calvario! L'allenamento effettuato nei
mesi precedenti in singole uscite domenicali ,
non è sufficiente ad affrontare un viaggio a tappe anche
se breve. A questo si aggiunge l'inattività dell'ultimo
mese dovuta all'impegno con l'università. Deciso a
continuare stringo i denti e spingo sui pedali. La salita
sembra non avere fine. I tornati si susseguono senza
sosta ma fortunatamente la pendenza intorno al 5
percento non è proibitiva. Passato Ogliastro raggiungo
Prignano dove comincia un tratto in discesa. Sono nel
Parco Nazionale del Cilento.
Ho bisogno di fermari per
riprendere fiato e mangiare qualcosa. La soddisfazione di
essere giunto fino in cima alla salita ripaga per gli
sforzi fatti. Non sarà così, purtroppo per il giorno
dopo quando mi pentirò di essere in bicicletta.
Da qui a Marina di Ascea, dove la strada risale fino ad
Ascea (235 m s.l.m.), posso godermi la tappa. La salita
è alle spalle e il traffico è inesistente. Quasi tutti
i vacanzieri sono sulle poche spiagge della
costa che si estende da Agropoli a Palinuro. In discesa
ho il tempo di recuperare e nel primo pomeriggio ho gia
raggiunto la meta di questa seconda tappa. Il campeggio
verso cui mi sono diretto è ancora chiuso e fuori vi
sono quattro ragazzi ad aspettare. Facciamo subito
conoscenza. Vengono da Taranto dove hanno finito da poco
di sostenere l'esame di maturità. Dicono che sono un pazzo,
non è esattamente questa l'espressione adoperata, a
viaggiare da solo con una bicicletta in piena estate. Bèh,
e cosa avrebbero detto se mi avessero incontrato qualche
anno dopo ai 4700 e passa metri s.l.m del Kunjurupp Pass
al confine tra Pakistan e Cina su una moto di 250 cc? Che
avevano ragione! Restiamo a parlare protetti dall'ombra
di un albero fino alla apertura del campeggio. Monto
subito la tenda e mangio qualcosa al ristorante. E'
ancora presto per andare a dormire così vado a fare una
passeggiata sulla spiaggia. Sono in viaggio da soli due
giorni e ho già nostalgia di casa. Non so ancora cosa mi
riserverà il futuro ma questi primi chilometri su una
bicicletta in viaggio verso la Calabria,
sento che sono
importanti. Sono stanco ma non posso e non voglio
mollare. Da questa avventura dipende il
mio futuro di viaggiatore!
Ho nelle gambe 200
km e di fronte l'ultima vera difficoltà, a parte il
caldo, di questo viaggio. Una lunga salita che mi porterà
da Marina di Camerota in vista di Sapri, ultimo comune
campano prima della Basilicata. Dopo
soltanto mare e sole fino a Santa Eufemia quando deviando
verso l'interno lasciandomi alle spalle il Tirreno
andrò incontro allo Ionio. Tre giorni di totale relax
nei quali inizierà a formarsi nella mente l'idea del
prossimo viaggio. Vedo scorrere immagini di boschi, di
laghi, di orizzonti senza fine; niente auto, niente caldo,
e soprattutto niente salite! Salite che diventeranno, già
dopo pochi giorni che sarò arrivato a Roccella da dove
partirò all'esplorazione dell'Aspromonte, in una sorta
di rivincita personale alle umiliazioni
subite, le mie strade preferite in bicicletta. Mi separa
dalla mia visione quest'ultimo ostacolo. E'
presto ma il sole già picchia forte. Dopo 10 km
da Palinuro inizia la salita. Il primo tratto al 10%,
tanto per gradire, mi manda subito fuori giri.
Ho caldo è passo come una lucertola impazzita da un lato
all'altro della strada in cerca di ombra. Da lì a
qualche anno quando mi troverò ad attraversare per due
volte lo stesso deserto in sella ad una moto di 250 cc
quel caldo sarà un piacevole ricordo. Sudo
abbondantemente e in breve finisco tutte le mie scorte
idriche. Ho il cuore che mi rimbomba nelle orecchie ma
dopo non so quante pedalate, imprecazioni del tipo ma
chi me l'ha fatto fare e un ultimo tratto al 10%
sono in cima alla salita.
Da qui la strada scende
tranquilla verso Sapri, verso la Basilicata, verso la
meta del mio viaggio la Calabria. Quella stessa strada corre
idealmente verso altre mete; corre verso la Finlandia che
sempre più si fa largo nella mente; corre verso terre
adesso ignote, come l'Iran o il Nepal. Sospeso
tra cielo, terra e mare ed immerso nei miei pensieri,
svuotato di ogni energia mi lascio trasportare
lungo la discesa verso la conclusione di questa piccola
avventura. 550 km in 6 giorni. 550 km di fatiche,
di rimpianti, di imprecazioni, di soddisfazioni, di
incontri on-the-road, di inquietudine, di
nostalgia; 550 km di passione durante i quali
sono stato più volte sul punto di mollare tutto. Adesso
che il mio primo viaggio in solitaria si è concluso mi
rendo conto di quanto è successo. Ero partito per
raggiungere la Calabria in bicicletta e ci sono riuscito.
E' stata dura ma c'è l'ho fatta! Tra qualche anno quando
in Pakistan mi troverò ad affrontare 200 km di
un inenarrabile sterrato, o quando in Turchia mi
dovrò riprendere da una brutta caduta dalla
moto, avvenuta mentre ero in viaggio verso l'Iran, mi sarà
d'aiuto il ricordo di questo viaggio. Penserò alla
strana sensazione del primo giorno, alla prima notte in
tenda, a quell'ultima terribile salita. E potrò gridare
nuovamente c'è l'ho fatta!
|