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Finlandia 1992
Non è ancora buio, ma comincia a far freddo. I giorni estivi sono lunghi
a queste latitudini. Non sono lontano da Helsinki. Mi accampo per la
diciottesima volta (le sto contando) in un bosco, a pochi metri dalla
strada. Ci sono evidenti tracce di "civiltà". Frammenti di bottiglie,
carte e altro sparsi un pò ovunque. Il posto deve essere frequentato. Mi
sembra di vedere qualcuno.
Sono
troppo stanco per cercare un luogo più tranquillo e montata la tenda mi
ci infilo dentro, sperando che questa ultima notte all'aperto passi in
fretta. Volevo raggiungere Capo Nord partendo da Helsinki. E invece, e
invece mi sono ritrovato a girovagare senza metà per diciotto giorni, da
un bosco ad un'altro, da un incubo ad un'altro, a chiedermi se questa è
la vita che vorrei, in giro per il mondo, senza un soldo in tasca. Forse
si, visto che mi ritroverò a di nuovo impegnato in un viaggio in bici di
diversi anni attraverso l’Africa. Il bancomat non funziona. Il mio
inglese "zoppica". A stento riesco a comporre frasi inutili e dalla
dubbia comprensione. Dopo aver provato a prelevare dai bancomat di mezza
Helsinki, e aver fatto telefonare a diverse banche dalla ragazza addetta
all'accettazione dell'ostello, dove in due giorni ho dilapidato parte
delle mie esigue sostanze, mi ero detto che questa esperienza mi sarebbe
stata utile in futuro. E così sarà. Al mio primo viaggio all'estero, da
solo e senza soldi, ho evitato di chiamare casa, o di rivolgermi
all'ambasciata, e sono partito verso nord. A confronto il mio successivo
e primo viaggio in motocicletta (impiegherò più di dieci anni prima di ritornare alla
bici) dove dormirò spesso all'aperto, sarà una "passeggiata", e "la
notte sotto le stelle nel nulla apparente del paesaggio namibiano,
sorprendentemente affollato da sciacalli", sarà quasi divertente. Incubi
(o presunti tali). Eccoli che ritornano. Sono già finito sotto le ruote
di un trattore. Avevo piantato la tenda su un sentiero, che si perdeva
nell'erba alta.
C'erano tracce di pneumatici. Qualcuno ha tentato di
aprire la tenda. Forse non era un sogno, ma preferisco pensare che lo
fosse. Sento correre nel bosco. E' solo qualche alce, mi sono detto.
Fisso l'orologio. Cinque, sei, e più volte durante la notte. E' ancora
presto. E' sempre troppo presto. Degli uomini scendono da una barca.
Vedo un'ascia. Spaccano della legna. Si preparano per la notte. Fa
freddo e non riesco a dormire. Il sacco a pelo di seconda mano comprato
al mercato da mia madre andrebbe bene per il caldo del mediterraneo. Ho
fame. Ero sul punto di frugare tra i rifiuti dove poco prima un
famigliola aveva gettato gli avanzi di uno spuntino consumato in uno dei
tanti chioschi che si incontrano lungo le strade. Un'auto si ferma. Un
uomo scende. Sento il rumore di una bottiglia che si rompe. Saranno gli
effetti dell'alcool che ha bevuto. Cerco invano di dormire. Un clacson
suona insistentemente. Alcuni giovani si divertono a spaventarmi. In
Congo, una sera alle minacce di morte ricevute da due locali per essermi
rifiutato di pagare il loro aiuto non richiesto, e per altro inefficace,
risponderò ridendo. Che ore sono? Mancano pochi minuti alla fine degli
incubi. Anche stavolta "c'è l'ho fatta".
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